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Prima riflessione sull’ Ecuador: stupri e negazione dell’aborto per centinaia di adolescenti.

In un rapporto stilato dalla Human Rights Watch pervenuto a Washington,  si evince che nella Repubblica dell’ Ecuador esistono norme molto restrittive sull’aborto che provocano gravi danni e  mettono in pericolo la vita delle vittime di stupro. L’Assemblea Nazionale, tenutasi a fine agosto 2013, doveva vagliare le principali riforme del codice penale ma non l’ha fatto. Nel 2012 inoltre c’è stata la proposta di un gruppo parlamentare di far aumentare le sanzioni per l’aborto in tutti i casi di stupro e non si capisce se tale mozione sia stata portata avanti anche nel 2013.

indexPer questi motivi il documento della Human Rights Watch, nelle 26 pagine, evidenzia come la legge penale riduce i diritti riproduttivi delle donne e delle adolescenti vietando l’aborto, in più le sanzioni per chi effettua questo intervento (a dir poco doloroso a livello psicologico) sono pene detentive che vanno da uno a cinque anni; mentre gli specialisti che praticano l’aborto vengono puniti ancor più pesantemente.

Quindi, per colpa di queste pesantissime sanzioni, si stanno verificando sempre di più aborti illegali e non sicuri, rendendo così inutili gli impegni assunti dall’Ecuador per far diminuire la mortalità durante la gravidanza e le lesioni sulle donne.

L’ Organizzazione internazionale, di cui sopra, per descrivere questo disastroso quadro normativo per l’autodeterminazione e le libertà delle donne, ha usato le seguenti parole: “le vittime di stupro sono come delle criminali: in Ecuador l’aborto dopo uno stupro è illegale.“. Il rapporto prosegue con le affermazioni fatte da Amanda Klasing, una ricercatrice americana per i diritti delle donne: “Una donna o una ragazza che ha subito il trauma di uno stupro non deve fare i conti con la prospettiva di andare in galera se  sceglie di avere un aborto“, dunque “Criminalizzare l’aborto per le vittime di stupro non solo viola i diritti delle donne e delle ragazze, non si può mettere la loro salute o addirittura la propria vita a rischio“.

Gli specialisti hanno rilevato che nel 2011 ci sono state almeno 10 morti dovuti alle complicazioni da aborti sia legali che illegali, ma il numero delle vittime dei secondi o, comunque non sicuri, può essere ancora più elevato, in quanto tali decessi possono essere registrati come scomparse provocate da patologie collegate a questi aborti, però non chiaramente attribuibili all’aborto nella segnalazione statistica. Inoltre è dato certo che 93 decessi sono stati attribuiti al post-partum per emorragia, sepsi (infezione generalizzata), e le morti “non specificate” che quest’anno potrebbero essere il risultato di aborti non sicuri.

Dati ospedalieri confermano che sono stati trattati più di 23.000 casi di malattia, disabilità, o danni fisici legati ad aborti “non specificati” nel 2011.

Un medico di Quito, capitale della Repubblica dell’ Ecuador, ha dichiarato alla Human Rights Watch, che una ventiquattrenne è arrivata al principale ospedale pubblico per la maternità a Quito, con una perforazione uterina e un’emorragia interna per un aborto non sicuro. Anche se l’equipe che ha seguito la donna ha preso tutte le misure necessarie per salvarle la vita, la donna è deceduta tra le braccia del medico. Il sanitario ha rilevato che: “Quando l’aborto è illegale, le donne lo vivono da sole”, ed ha aggiunto sul caso della ventiquattrenne che: “Tutte le informazioni sull’aborto sono morte con lei. “.

Invece, in una struttura sanitaria di Santo Domingo nella provincia di Santo Domingo de los Tsáchilas, la Human Rights Watch ha intervistato distintamente due specialisti: questi hanno riferito di aver preso in cura una donna per l’assistenza post-aborto, per ben due volte, in aprile e in giugno, quindi la paziente ha subìto interventi alquanto intrusivi nell’ambito della fisicità e per di più assai dilanianti sul piano psicologico. I due medici poi hanno constatato, fin dalla prima volta, che ella aveva un partner violento, però essi non le hanno domandato nulla sullo stupro e ne denunciato il fatto alle autorità per il timore che venisse incriminata per l’auto-aborto.

Per giunta, in Ecuador il genere femminile patisce alti livelli di violenza, inclusa quella sessuale. In tutto questo marasma normativo per l’aborto

il Presidente Rafael Correa

il Presidente Rafael Correa

e la libertà della donna, il Presidente della Repubblica dell’Ecuador Rafael Correa ha fatto dichiarazioni (anche via Twitter)  di questo tipo: avrebbe usato il suo diritto di veto qualsiasi legislazione che aumenti i diritti sull’aborto legale nel codice penale. Forse Correa afferma tutto ciò, non sapendo o dimenticandosi che, il largo divieto di aborto concorre sia alla morbilità che alla mortalità della gestante.

Anche se l’Ecuador ha migliorato la legislazione vigente, i protocolli e le linee guida cliniche relativi alla salute materna e riproduttiva, nonchè le statistiche governative odierne, mostrano palesemente che è ancora lontanissimo per il raggiungimento del suo obiettivo principale: la riduzione della mortalità materna, entro il 2015. Scopo da conseguire per stare sotto l’ombrello delle Nazioni Unite, è uno di quei obiettivi di sviluppo del Millennio per tutti i paesi.

Al fine di arginare i problemi qui sopraelencati, la Human Rights Watch si auspica che il Parlamento ecuadoriano, elargisca a tutte le vittime di violenza sessuale ogni servizio sanitario del caso, e se lo desiderano anche l’aborto; inoltre, dovrebbe rinnovare il Codice Penale del 1943, eliminando l’immunità alquanto offensiva e imprecisa per l’aborto della donna reputata “idiota e demente” e abrogando tutte le norme che infliggono pene per gli aborti volontari, pure nei casi di gestazione derivante da una violenza.

Inoltre, le autorità dovrebbero perfezionare la selezione dei dati sulla salute riproduttiva e maternità: inserire la stima dei costi per il sistema sanitario relativi al trattamento delle complicanze da aborto non sicuro e illegale, nello specifico il monitoraggio dei decessi e delle lesioni provocate da questi interventi.

Non di meno, il Presidente Correa dovrebbe desistere da un atteggiamento che potrebbe determinare danni aggiuntivi alle donne che sono state violentate.

Conclusioni

L’ Ecuador per ottimizzare la salvaguardia del genere femminile contro la violenza e il suo rispetto – tra cui il diritto alla vita, all’integrità fisica, alla salute, e quello alla non discriminazione – dovrebbe abolire tutte le sanzioni penali per l’aborto; in particolare cancellare senza indugio tutte quelle per le donne e le ragazze che cercano l’aborto dopo uno stupro, visto che affrontare il percorso non è affatto semplice e questa scelta molto faticosa da intraprendere ce la si porta per sempre nel cuore; in più eliminare dal Codice Penale tutto quel linguaggio umiliante che colpisce le donne e le ragazze con disabilità.

In definitiva, la Repubblica dell’Ecuador dal moto “Dios, patria y libertad”, dovrebbe non solo rispettare la scelta delle cristiane che optano di non abortire, ma pure tutelare la libertà dell’alternativa per tutte quelle donne e ragazze cristiane, di altre religioni, laiche e non credenti, che scelgono di compiere questa sofferta e amara scelta.

 

Link per approfondire:

http://www.wipo.int/wipolex/en/details.jsp?id=1223

http://rhrealitycheck.org/article/2013/04/04/the-struggle-for-abortion-rights-in-ecuador/

About Valeria Sirigu

Mi sono iscritta in giurisprudenza perché il diritto per me è uno stile di vita

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