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Silvio Berlusconi presenterà un ricorso alla Corte Europea: un unicum nella storia politica italiana?

Il caso che sta infiammando l’attuale dibattito politico in Italia e sta mettendo a dura prova anche la stabilità del governo di larghe intese – quello che giornalisticamente è stato denominato l’agibilità politica dell’on. Silvio Berlusconi – potrebbe giungere presto dinanzi alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo.
Infatti ciò che sembrava solo un rumor di fine estate (quel ricorso alla Corte di Strasburgo ndr) potrebbe essere l’unica strada percorribile dai legali sdell’ex Premier, nel caso in cui il ricorso alla Consulta non si rilevasse una scelta fruttuosa, per mettere in discussione la condanna a 4 anni di carcere (di cui tre condonati per indulto) per frode fiscale.
Il nodo cruciale della questione non è più di tanto la condanna in sé – che sostanzialmente implicherebbe solo l’esecuzione di una pene sostitutiva alla detenzione – ma la pena accessoria, ovverosia l’interdizione dai pubblici uffici – che gli comporterebbe la privazione del diritto di elettorato attivo e passivo -, e le cause d’incandidabilità per i parlamentari introdotte con la legge n° 190/2012, la c.d. Legge Severino.
 
Il pool di legali e giuristi del senatore e leader politico del centro-destra stanno costruendo una linea difensiva su dei presunti dubbi di legittimità costituzionale intorno alla applicabilità della Legge Severino, poiché violerebbe – a loro detta – il principio dell’irretroattività della legge penale come sancito dall’art 2 codice penale e dall’art 25.2 della nostra Costituzione; ma lungi dall’inoltrarmi in altri campi rimando ad un interessante articolo del prof. Ernesto Bettinelli pubblicato sul sito dell’associazione Libertà e Giustizia.
 
Il ricorso di Silvio Berlusconi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, di 33 pagine, presentato il 07/09/2012 – come si evince anche dall’articolo del Corriere della sera: “Decadenza Berlusconi, mossa della difesa: ricorso alla Corte europea di Strasburgo” – si basa sulla presunta violazione di 3 articoli della Convenzione:
a) violazione dell’articolo 7 (Nulla poena sine lege), poiché l’applicazione del d. lgs. n. 235/2012 (relativo alle clausole d’incandidabilità e conseguente decadenza del mandato parlamentare) a seguito di condanna per fatti commessi anteriormente all’entrata in vigore della suddetta normativa lederebbe sia il principio del divieto di retroattività della legge penale sia i principi della sufficiente predeterminazione e proporzionalità delle sanzioni penali (in parole povere i principi basilari del diritto penale ndr);
b) violazione dell’art 3 protocollo n. 1 poiché la privazione del diritto di elettorato passivo (ossia l’incadidabilità) sarebbe una sanzione che non rispetterebbe i requisiti di legalità, proporzionalità e violerebbe il divieto di discriminazione;
c) violazione dell’art 13 della Convenzione (Diritto ad un ricorso effettivo);
Un ricorso di tal genere, in particolare, non è un unicum nella storia politica italiana; infatti ci sono stati già in precedenza due politici, anche loro condannati in via definitiva, che hanno adito la Corte europea: Bettino Craxi e Cesare Previti.
All’ex leader socialista la Corte Edu accertò, nella Sentenza Craxi contro Italia del 2002, la violazione dell’articolo 6 paragrafo 1 e paragrafo 3 lettera d (diritto di interrogare o fare interrogare i testimoni) della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, a causa dell’impossibilità di «contestare le dichiarazioni che hanno costituito la base legale della 
Berlusconi_1984condanna», e in ragione della condanna basata «esclusivamente su delle dichiarazioni pronunciate prima del processo da coimputati che si sono astenuti dal testimoniare e di una persona poi morta». Vennero rigettate, però, le altre censure e non venne concessa un’equa soddisfazione (ai sensi dell’art 41 della Convenzione) poiché «la sola constatazione della violazione comporta di per sé un’equa soddisfazione sufficiente, sia per il danno morale che materiale» secondo la Corte. In particolare nella sentenza il comportamento dei giudici venne ritenuto, comunque, conforme al diritto italiano. (a tal proposito consiglio l’articolo di Armando Nania “L’Affaire Craxi”, pubblicato sul sito AIC).
Intorno alla vicenda Craxi, la Corte ha emesso una seconda sentenza, il 17 luglio 2003, in cui venne accertata la violazione dell’art 8 Cedu (Diritto al rispetto della vita privata e famigliare) e riconosciuto un risarcimento di 2000 € per ogni erede di Bettino Craxi.
 Per quanto concerne, invece, il ricorso dell’ex avvocato di S. Berlusconi, on. Cesare Previti, accusato e condannato per aver corrotto un giudice della Corte d’Appello di Roma, ebbe vita più breve. Infatti la Corte per ben tre volte ha ritenuto irricevibili i ricorsi presentati ai giudici di Strasburgo; l’ultimo dei quali venne rigettato con la sentenza del 12 febbraio 2013, in cui vennero sollevate le presunte violazioni dell’art 6 (diritto ad un equo processo) e l’articolo 7 (il quale codifica il principio nulla poena sine lege) della Convenzione.
La questione giuridica dell’esponente del Pdl è ancora tutta aperta e combattuta, conosceremo solo successivamente quali posizioni e orientamenti assumeranno i giudici di Strasburgo sul caso in questione, sempre se non dovessero ritenere il ricordo infondato. Di certo questa è una vicenda privata che purtroppo indebolisce e discredita il nostro paese e direttamente sta producendo effetti pericolosi anche sulla situazione politica interna. A tal proposito sarebbe meglio ricordare cosa sancisce l’articolo 54 secondo comma della Costituzione italiana: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore […]“. Ed è proprio l’onore quello che manca a molti politici italiani, in particolar modo a quelli condannati in via definitiva..
Fonti:

– Testo integrale del ricorso presentato alla Corte europea dei diritti dell’uomo;

Sulla questione della decadenza del Sen. Silvio Berlusconi articolo del Prof. Ernesto Bettinelli;

– Cosa dice la legge su incandidabilità e grazia? articolo di Anna Franchin;

– Berlusconi farà ricorso alla Corte Europea: i precedenti Previti e Craxi articolo pubblicato su InternationalBusinessTimes.com;

– Togliere a Berlusconi l’agiblità politica con la legge Severino? Ecco perché è incostituzionale articolo dell’Avv. Domenico Aiello;

– L’Affaire Craxi articolo di Armando Nania;

– Irricevibile il terzo ricorso di Previti alla CEDU articolo della Prof.ssa Marina Castellaneta;

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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