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Russia: quante lungaggini nel processo Syngayevskiy!

Giusto Processo – Syngayevskiy v. Russia, 27 marzo 2012

La senteza CEDU su di un procedimento lungodegente: per il primo grado  più di 30 mesi, che l’imutato  passa in carcere.

IL CASO–  Vladimir Nikolayevich Syngayevskiy, è un cittadino russo residente a Mosca, con precedenti penali, una moglie disoccupata ed un figlio minorenne. Il primo 1 ° agosto 2000 il Dipartimento degli Interni di Mosca ha aperto un procedimento penale nei confronti di Syngayevskiy ed un’altra persona con l’accusa di aver tentato di vendere un appartamento di cui non erano proprietari.

Il 2 agosto 2000, Syngayevskiy  viene arrestato. Il 4 agosto 2000 è  rilasciato con l’obbligo  di non lasciare Mosca.

Syngayevskiy, afferma di essere stato convocato più volte tra il 4 e il 17 agosto 2000 per essere interrogato da un pubblico ufficiale incaricato dalla corte. Durante l’interrogatorio del 17 agosto 2000, l’ufficiale lo avrebbe invitato a confessare e minacciato che se si fosse rifiutato, sarebbe stato arrestato.
 Il 18 agosto 2000, la Syngayevskiy non si presenta all’interrogatorio: immediatamente il vice procuratore di Mosca ordina il suo arresto.

 Il 21 agosto 2000 il  nome di Syngayevskiy  finisce  sulla lista dei latitanti: otto giorni dopo viene arrestato nella regione di Mosca.
 Il 22 settembre 2000 il procuratore di Mosca ha esteso la  detenzione di Syngayevskiy fino al 1 ° gennaio 2001, motivando con il fatto che egli per due volte egli non si era presentato all’interrogatorio, sfuggendo alla giustizia. Immediatamente, Syngayevskiy  impugna tale decisione dinanzi a un giudice, sostenendo di avere un luogo permanente di residenza e di occupazione in Mosca ed una famiglia di cui occuparsi (un figlio minore ed una moglie disoccupata). Il 5 dicembre 2000 la Corte Distrettuale Tverskoy di Mosca ha confermato la decisione del pubblico ministero, confermando il fermo, facendo leva sulla gravità del reato, i precedenti penali di Syngayevskiy ed i rischi di lui fuga o interferenza con l’inchiesta.
Il 24 gennaio 2001 la Corte Distrettuale Khamovnicheskiy  ordina che il richiedente deve rimanere in custodia cautelare.
Quasi un mese prima, Il 28 dicembre 2000 l’indagine era stata completata ed il caso è stato rinviato alla Corte Distrettuale Khamovnicheskiy di Mosca.

Il 24 gennaio 2001, la Corte distrettuale di Khamovnicheskiy è  dichiarata incompetente, da cui il rinvio alla Corte Distrettuale Tverskoy di Mosca. A sua volta però, la corte distrettuale di Tverskoy  ha rimpallato la causa al Tribunale della Città di Mosca.
Il 29 marzo 2001, il Presidio della Corte della Città di Mosca ha dichiarato che il caso dovrebbe essere giudicato da un’altra corte, quella del distretto di Presnenskiy di Mosca.
Il 14 aprile 2001, Giudice Y., della Corte distrettuale di Presnsnenskiy,   fissa l’udienza di apertura del processo per il 23 aprile 2001, ma   l’udienza del 23 aprile 2003 viene rinviata perché il giudice Y. è occupato con un altro processo. A questo punto, anche le vittime della truffa iniziano a sentirsi poco garantite e chiedono ulteriori accertamenti.  Così,  tra un rinvio e l’altro, la sentenza di primo grado arriva dalla Corte distrettuale Presnenskiy il 3 marzo 2003: condanna del Syngayevskiy ad otto anni di carcere per truffa aggravata.

Dall’ultimo arresto del Syngayevskiy alla condanna in primo grado,  trascorrono più di due anni e mezzo.

LA CORTE EDU- A questo punto, Syngayevskiy si rivolge  alla CEDU lamentando una detenzione non fondata su ragioni sufficienti, ai sensi dell’articolo l’articolo 5 § 3 della Convenzione e la violazione del suo diritto a un processo entro un termine ragionevole, ai sensi dell’articolo 6 § 1 della convenzione.

La Prima Sessione della corte, con sentenza del 27 marzo 2012, si è pronunciata in favore di Syngayevskiy, ravvisando la responsabilità delle autorità russe nella serie di ritardi che hanno dilatato il procedimento, quindi  mancanza della  giusta “diligenza ” nello svolgimento del procedimento stesso, con conseguente ingiusta detenzione dello Syngayevskiy in violazione  dell’articolo 5 § 3 della Convenzione.

La CEDU ha inoltre ravvisato, da parte delle autorità russe, la violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione: considerati i lunghi periodi di inattività dei tribunali russi, dei quali le autorità sono da ritenersi responsabili ed in considerazione del fatto che Syngayevskiy è stato tenuto in custodia durante l’intero periodo in questione, la Corte ha ritenuto che la durata del procedimento avesse superato il “termine ragionevole” di cui all’articolo 6 § 1 della Convenzione. Pertanto, vi è stata violazione dell’articolo 6 § 1.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Syngayevskiy v. Russia 27 marzo 2012.

Altro articolo della nostra redazione su questa sentenza è reperibile qui: Russia e il processo che rimbalza da una corte all’altra.

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