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Cosa fa la Mafia in Belgio? Uccide. Si conclude a Strasburgo la storia di un omicidio politico

Si conclude a Strasburgo una vicenda intrisa di mafia e politica che accomuna Belgio e Sicilia. Che la Mafia abbia un ampio spettro di ramificazioni internazionali, non è un mistero; tutto il mondo è paese, si sente parlando con qualche amante dei proverbi. Ma che possa raggiungere (e colpire!) le massime cariche dell’entourage politico di un paese oltralpe – dove la Mafia è avvertita come un tratto folkloristico di tutt’altra Europa, insieme agli spaghetti e alle conversazioni rumorose e gesticolate – questo sì è un evento inaspettato. Eppure così è avvenuto nel Regno di Belgio, dove alcuni mafiosi siciliani hanno partecipato all’omicidio dell’ex vice primo ministro belga Andre’ Cools. Fra loro, Domenico Castellino, originario di Palma di  Montechiaro, è stato condannato a 20 anni di reclusione e, contro la sua condanna definitiva, ha proposto ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il giudice dei diritti umani si è pronunciato lo scorso 25 Luglio, accogliendo parzialmente la sua istanza: il ricorrente non è stato scagionato (né di ciò si occupa il giudice europeo) e le sue colpe sono le medesime, tuttavia è stato riscontrato che la sentenza di condanna non era stata sufficientemente motivata dalla Corte d’Assise belga. Perciò gli spetta un risarcimento di 2.000 €.

IL CASO – L’omicidio del le parraine belga il 18 luglio 1991

Quella a cui ha partecipato il nostro connazionale ha tutti i tratti di una faida interna al partito socialista belga, a cui la Mafia palmese, trapianta in Belgio, ha prestato la potenza di fuoco.

André Cools

La vittima dell’attentato fu  André Cools, ex vice primo ministro belga, ex ministro del Bilancio, ex ministro degli Affari Economici ed ex presidente del partito socialista. Non un quisque de populo, per chiarirci. Il leader socialista aveva anche un soprannome, che aggiunge ironia alla sua tragica fine: era conosciuto come le parraine, il padrino (dei lavoratori, certamente). Il mandante? Secondo la testimonianza del pentito Carlo Todarello ad orchestrare la fine prematura di Cools fu l’ ex ministro della Previdenza sociale Alain Van der Biest, suo irriducibile avversario all’interno del partito socialista.

L’omicidio si è consumato il 18 luglio 1991 in un parcheggio di Flemalle, cittadina francofona nei sobborghi di Liegi di cui Cools era divenuto sindaco. Il killer esplose 2 colpi contro di lui, uno in pieno petto e uno alla gola, uccidendolo; accanto a Cools si trovava Marie Helene Joiret, consigliere comunale, sopravvissuta all’attentato ma rimasta gravemente ferita. Come ammetterà candidamente lo stesso Castellino, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, fu lui ad ingaggiare “quei due killer tunisini che trovai in Sicilia“. L’aggancio era Cosimo Sollazzo detto Simon, il quale presumibilmente mediò tra il siciliano e i reali mandanti dell’attentato.

La vicenda fu definita dalla Corte d’Assise belga 7 gennaio 2004 con pesanti condanne: Richard Taxquet, ex segretario particolare del ministro Alain Van der Biest, Pino di Mauro, ex autista del Ministro, Cosimo Solazzo e Domenico Castellino sono stati tutti condannati a 20 anni per concorso nell’omicidio, mentre Luigi Contrino  e il pentito Carlo Todarello sono stati condannati a cinque anni. Quanto ad Alain Van der Biest, su cui gravavano i sospetti di aver innescato la macchina letale e di essere la reale mandante dell’omicidio, Van der Biest si suicidò nel 2002, a ridosso dei processi che lo coinvolgevano.

Ma Domenico Castellino sarà raggiunto dalla giustizia belga soltanto nel 2006: il 26 Marzo dello stesso anno, durante un controllo stradale casuale svolto in Germania, è identificato come latitante ed estradato alla volta del Belgio. E lì, poiché il cittadino palmese era stato condannato in contumacia, si riapre il processo, secondo la migliore tradizione giuridica francese. Ma cambia il numero degli addendi, ma non il risultato: arriva una nuova condanna, confermata in Cassazione il 27 giugno 2007. Sempre 20 anni di galera, con condanna alle spese processuali. È allora che giunge a Strasburgo la lettera contenente il ricorso e si instaura il processo internazionale.

LA CORTE – Quella sentenza non era motivata

Strasburgo risponde all’istanza che Castellino invia dalle carceri belghe, ma dà risposte diverse: alcune denunce sono dichiarate irricevibili, altre rigettate, altre ancora assorbite nell’unica violazione accertata. Con la sentenza del 25 Luglio 2013 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha accertato la violazione dell’articolo 6 della Convenzione Europea, posto a tutela del diritto ad un equo processo. Il Belgio avrebbe dovuto garantire che i suoi giudici, nell’accertare la verità processuale su quel fatto di sangue, motivassero più compiutamente la sentenza: così non è stato, e perciò il Belgio dovrà risarcire Domenico Castellino di 2000 € (contro i 20.000€ da lui richiesti), nonché farsi carico delle spese processuali per il giudizio a Strasburgo.

Una sentenza fortemente simbolica, fortemente voluta e di certo non isolata. Non isolata perché già nel 2010 la Corte di Strasburgo era stata investita di un ricorso simile, da parte del Richard Taxquet (ex segretario particolare del ministro Alain Van der Biest). La sentenza conosceva degli stessi fatti e vedeva il Belgio colpevole della violazione dei medesimi principi del giusto processo, ma diversamente dalla recente decisione nel caso Castellino, allora riconobbe a Taxquet un risarcimento di 4000 €. Ma ancora una sentenza fortemente voluta, poiché – come riporta la sentenza – il Regno del Belgio si era impegnato, pur di evitare la condanna e cancellare il ricorso, a riconoscere le proprie colpe – non tutte, ma quelle stesse riconosciute poi dal giudice europeo – e risarcire il ricorrente – con quale importo non sappiamo, ma è lecito presumere con una somma maggiore di 2000€..

E ancora, questa sentenza è fortemente simbolica. La Corte Europea non sceglie i propri ricorrenti: risponde a delle domande di aiuto, da chiunque provengono, e in quelle tutela i diritti della persona, chiunque sia. Non è raro scoprire che un intero paese – icona della civiltà e per alcuni baluardo della collettività “perbene” – si macchi di gravi violazioni dei diritti umani verso persone socialmente e/o moralmente disprezzabili. Così stupratori, pedofili, assassini, e anche mafiosi. La bellezza allora di una giustizia europea riposa in questo: l’eguaglianza dei diritti oltre ogni disvalore sociale e stigma morale. Dove la giustizia nazionale sbaglia, più o meno intensamente, allora deve pagare. Castellino pagherà le sue colpe, ma nessun essere umano può pagare il prezzo dei propri diritti.

La sentenza in originale è reperibile qui: Affaire Castellino c. Belgique, del 25 Luglio 2013.

Link utili

Case of Taxquet v. Belgium del 16 Novembre 2010.

Corriere della Sera –  Belgio: ” Quel ministro e’ un killer “

Repubblica –  Reclutai io i sicari per quel politico ma fu solo un favore a un amico

Tele Video Agrigento – Germania. Arrestato latitante di Palma di Montechiaro

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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