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Afghanistan e rispetto delle donne: gli impegni assunti per la CEDAW sono davvero reali?

L’ Afghanistan nel 2003 ha ratificato la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), che richiede e impone la parità di genere nell’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria, e la partecipazione politica. Molto spesso questo trattato viene definito come base per gli sforzi globali per porre fine alla violenza contro le donne, ma troppo spesso i governi che l’hanno firmato e ratificato lo disattengono.

Stessa cosa vale per l’Afgh2010MarYouGetWhatYouPayForanistan. Sono ormai lontani i tempi, per lo più un decennio, in cui le donne aspiravano in un fato florido e brillante, dopo un lunghissimo periodo arido e oscuro per i loro diritti vissuto con i talebani. Da poche settimane la rete rappresenta una realtà non alquanto differente dall’epoca oscurantista, le autorità afghane oltre a non far vivere in modo accettabile le donne, stanno anche trasgredendo i patti assunti con la CEDAW.

Queste violazioni sono venute alla luce dopo che il comitato, composto da 23 esperti, che controlla l’esatta applicazione della CEDAW da parte dei paesi firmatari, si è incontrato a Ginevra con una delegazione del governo per difendere gli sforzi fatti dalle autorità per tutelare i diritti delle donne. I membri del comitato, grazie a un rapporto stilato dalla Human Rights Watch, hanno evidenziato che passati dieci anni dalla ratifica della CEDAW, molteplici norme afghane discriminano esplicitamente le donne, perfino una legge sullo status personale sciita, approvata nel momento in cui la convenzione è stata ratificata. In più hanno rimarcato che, se anche la normativa dei codici è buona, non ci sono miglioramenti discreti nell’attuarla; in dettaglio: la maggior parte delle ragazze non vanno a scuola, ci sono femminicidi e aggressioni fisiche nella vita pubblica, c’è la mancanza di responsabilità per la violenza e via dicendo. Queste situazioni possono portare a fare passi indietro con la diplomazia internazionale.

Viste le circostanze sopracitate, il Comitato della CEDAW ha posto alcuni quesiti ai rappresentanti del governo afgano; su un certo numero di problemi sono stati esaustivi, su altri hanno sdrammatizzato e deviato il discorso. Ad esempio non hanno risposto in modo adeguato sul perché l’età del matrimonio è più bassa per le ragazze rispetto ai ragazzi, in più hanno respinto la convinzione che le donne non hanno opportunità significative per chiedere il divorzio dicendo che le donne potrebbero divorziare dai mariti anche “per l’alito cattivo”. Per avvalorare tali affermazioni è sceso in campo il Presidente afgano, Mohammad Hashimzai, riferendo che le istituzioni afgane faranno tutto il possibile per l’attuazione della CEDAW; le sue parole: “L’Afghanistan deve affrontare tante sfide“, ha aggiunto: “Ma con il continuo aiuto della comunità internazionale e l’aiuto di questo Comitato [CEDAW], ce la faremo.”.

Conclusioni:

La Human Rights Watch osserverà con estrema attenzione se gli impegni presi dalle autorità afgane siano sul serio reali o meno, e se la comunità internazionale sia davvero interessata alle donne afghane anche dopo il 2014, quando avverà il ritiro delle truppe del contingente dell’ International Security Assistance Force (ISAF) dal suolo dell’Afghanistan.

Link per approfondire:

 http://www.rawa.org/women.php

http://www.afghanwomensmission.org/

About Valeria Sirigu

Mi sono iscritta in giurisprudenza perché il diritto per me è uno stile di vita

4 comments

  1. bell’articolo dove si evidenzia ancora una volta quanto lavoro occorre ancora fare per cambiare la mentalita’ delle persone in afghanistan

  2. Complimenti, splendido articolo evidenzia l’assurdità e il controsenso in cui viviamo. A parole parità nei fatti …

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