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USA vs Cina: lo scontro sui diritti umani s’ha da fare?

La US Commission on International Religious Freedom (USCIRF), la commissione degli Stati Uniti sulla libertà internazionale di religione, ha chiesto all’amministrazione Obama di sollevare la questione dei diritti umani e la loro tutela in Cina durante il dialogo economico-strategico tra le due grandi potenze che è iniziato il 10 luglio.

4786963062_f70483463eLa Cina continua a detenere molti prigionieri politici e religiosi – sostiene Katrina Lantos Swett, presidente del USCIRF – in palese violazione degli accordi internazionali e della sua costituzione. Asserisce, inoltre, che queste costanti violazioni minano la possibilità che le due nazioni possano giungere a un accorto per le questioni a livello globale. Il segretario di stato Kerry ci si augura sostenga e senta la questione.

La questione trova uno sfortunato contesto: gli Stati Uniti non sono, prettamente, nella situazione di poter parlare di tutela dei diritti: il caso Snowden, l’arresto illegale di Kim Dotcom, il caso Aaron Swartz, l’uso massiccio dei droni, ripetute violazioni delle sovranità nazionali sono solo alcune delle notizie che compaio spesso sulle prime pagine della stampa. Certo, una malefatta perpetrata dagli Stati Uniti non assolve la Cina, ma un sorrisetto cinico sulla bocca della delegazione cinese porrebbe molto in difficoltà Obama.

A ciò si aggiunge un’altra possibile derisione: la Cina potrebbe chiedere agli Stati Uniti di denunciarli all’ ONU, se ritengono che le violazioni siano così gravi (1). Ovviamente le Nazioni Unite si troverebbero con le mani legate: anche la commissione per i diritti umani non può far molto più che interrogare per qualche ora la nazione sulle violazioni riportate nel fascicolo.

Questo non vuole dire che la Cina si trovi nella condizione di dettare il bello e il cattivo tempo. L’attuale incontro non è, semplicemente, la sede dove portare l’argomento in tutta la sua cruda luce. Una questione così delicata non è appannaggio dei probiviri americani, bensì un argomento che interessa tutta la comunità internazionale. L’assemblea generale dell’ ONU è sicuramente una sede più degna, così come tutte le organizzazioni internazionali regionali. Anzi, se questa carta viene giocata bene si potranno percorrere vie interessanti: se i dissidenti incarcerati sono costretti a lavorare si può sollevare una questione all’ Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) che vieta tale sfruttamento.

La giusta indignazione per quanto è stato riportato dal USCIRF non deve esaurirsi nei canali tradizioni, ma trovare sempre nuovi e mutevoli sfoghi. Può fare molto di può un cittadino indignato di un capo di governo (che, tra l’altro, si trova in una difficile situazione economica a livello planetario scatenata, in parte, da quella stessa nazione).

Conclusioni:

Per quanto sia sacrosanta la battaglia per la tutela dei diritti umani, trovo che si pecchi di una certa ingenuità nel modo in cui si suppone che essa sia posta. La Cina è nota per essere una nazione fortemente dirigista degli affari internazionali e poco tollerante di intromissioni esterne. Tanto meno se esse vengono sollevate da un attore internazionale non propriamente scevro da ogni critica. Inoltre, porre una questione simile durante un incontro su materie economico-strategiche potrebbe porre un notevole imbarazzo e portare, nel caso estremo, a una rottura del dialogo, in quanto la Cina è ben conscia che sono gli Stati Uniti a necessitare della loro “amicizia” (se guardiamo il mondo: i paesi del sud America non sono ben disposti verso i “fratelli” del nord, l’Europa, come l’India, tende a fare da sé e guarda di più alla Russia, l’Africa e i paesi arabi non vogliono più sentir parlare degli USA).

Una via più utile è quella della pressione politica, magari tramite soft law (2), in modo che non si compromettano rapporti economici non irrilevanti. Solo una opinione pubblica ben informata può produrre un radicale cambiamento

(1) Ovviamente la Cina sa di avere il così detto doppio veto: non solo può bloccare qualunque risoluzione del Consiglio di Sicurezza, cioè quelle davvero efficaci, ma anche di bloccare la possibilità che si cambi la carta a suo svantaggio.

(2) Il così detto diritto non vincolante nell’ambito internazionale. Come i pareri, le linee guida, inviti ecc.

Link per approfondire:

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1105691/caso-snowden-spaccatura-cina-usa.shtml

http://temi.repubblica.it/limes/a-washington-e-faccia-a-faccia-tra-cina-e-usa/49849

About Riccardo Varisco

Laureando in informatica giuridica presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica, sede di Milano. Appassionato di scienze naturali e strategia militare.

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