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Il test di ingresso all’Università può mettere a rischio il diritto all’Istruzione?

Diritto all’istruzione – Sentenza Altinay v. Turchia, 9 Luglio 2013

Per ogni neo-diplomato il classico test d’ingresso all’università è il primo scoglio da superare, la prima prova da affrontare, prima d’immergersi totalmente nel mondo universitario. Ma tale test può a volte diventare un ostacolo insormontabile che si frappone nel tortuoso cammino universitario in cui un giovane s’appresta a compiere. Le condizioni di accesso, le modifiche delle modalità di ammissione e il cambiamento dei punteggi  nelle graduatorie possono mettere a rischio il Diritto all’istruzione?  È il quesito che domina la storia di uno studente turco.

IL FATTO – Bekir Güven Altinay è un ragazzo turco che, come molti ragazzi della sua età, porta avanti i suoi studi mosso dall’intento di realizzare un sogno: iscriversi alla Facoltà di Scienze della Comunicazione e poi diventare un giornalista professionista.
Ma prima di concludere il suo percorso scolastico in comunicazione alla scuola professionale, il Consiglio di università-italianaIstruzione Superiore (Yuksek Öğretim Kurulu ) emanò una circolare che innovava le regole di ammissione all’Università e, in particolare, l’accesso al concorso nazionale di istruzione superiore.
Infatti, prima di questa circolare, i diplomanti provenienti da scuole professionali potevano concorrere al pari dei diplomati provenienti da scuole di istruzione generale, e con il medesimo punteggio di partenza, all’ammissione per il corso di laurea universitario nelle facoltà di scienze della comunicazione. Ma con l’entrata in vigore di questa suddetta riforma, oltre al superamento dell’equiparazione tra questi due diplomi, venne mutato anche il calcolo del punteggio per l’ammissione a questo corso di laurea (0,5 per i diplomati nelle scuole di istruzione generale contro lo 0,2 per i diplomati provenienti da scuole professionali di comunicazione).

Il ricorrente, dopo che il Ministero della Pubblica Istruzione ha respinto la sua richiesta di trasferimento alla scuola d’istruzione generale perché non consentito dalla riforma, ha sostenuto ugualmente, il 6 Giugno 1999, il test di ammissione per la facoltà che aveva scelto. Dalla graduatoria emerge, però, che il ragazzo turco non è rientrato tra gli ammessi per pochi centesimi (precisamente per 0,3, ossia la differenze tra il coefficiente attribuito ai diplomanti alla scuole di istruzione generale e quelli della scuola professionale in comunicazione).
Nel settembre del 1999 il giovane studente turco, dinanzi a questa ingiustizia, ha esperito un ricorso dinanzi al Conseil d’Etat al fine di ottenere l’annullamento del concorso d’ammissione, invocando il principio di uguaglianza tra i titolari di diplomi diversi  e denunciando l’imprevedibilità della riforma e l’assenza di qualsiasi periodo di transizione o di clausola retroattività. Ma nel maggio del 2001 l’ottava divisione della Suprema Corte ha respinto il ricorso del ricorrente, motivando che l’applicazione immediata delle nuove disposizioni era finalizzata al perseguimento di una parità di trattamento degli studenti e un rapido miglioramento del livello di istruzione nel settore dell’istruzione superiore. Questo verdetto venne accolto anche dal Consiglio di Stato, con la sentenza del 20 novembre 2003.

Lo studente turco, dopo aver adito infruttuosamente le vie giudiziarie interne, deposita un ricorso contro la Turchia presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, denunciando la violazione dell’art 14 CEDU in combinato disposto con l’art 2 del Protocollo n°1 e lamentando, nello specifico, d’essere stato doppiamente discriminato rispetto al suo diritto all’educazione: sia a causa del sistema diversificato della ponderazione della media dei due diplomi, che avrebbe notevolmente svantaggiato i diplomati delle scuole professionali di comunicazione, e sia perché il nuovo sistema è stato introdotto in maniera imprevedibile e in assenza di misure transitorie, impedendogli di poter trasferirsi alla scuola d’istruzione generale.

turkey-countryLa Corte Edu, investita della questione, ha affermato per 5 voti a 2 che non vi è stata alcuna violazione dell’articolo 14 della Convenzione in combinato disposto con l’articolo 2 del Protocollo n ° 1, per quanto riguarda la censura relativa alla discriminazione relativa all’accesso del richiedente alla facoltà a causa della modifica del coefficiente attribuito ai diplomati delle scuole professionali di comunicazione rispetto agli studenti provenienti da scuole di istruzione generale, e  all’unanimità che vi è stata una violazione dell’art 14 Cedu in combinato disposto con l’art 2 del Protocollo 1 per quanto riguarda la censura relativa alla imprevedibilità della modifica delle regole di accesso all’Università in assenza di misure transitorie applicabili al suo caso. La Corte, infine, condanna lo Stato convenuto al versamento di un indennizzo pari a 5000 euro al ricorrente.

In particolare, nel dispositivo la Corte soffermandosi sulla censura principale, la discriminazione nell’esercizio del diritto all’istruzione, ha affermato che ” il diritto all’istruzione ai sensi della prima parte dell’articolo 2 del Protocollo n ° 1 non ha una portata assoluta e può dar luogo a limitazioni implicite, poiché richiede per la sua stessa natura una regolamentazione da parte dello Stato “. E tali norme che disciplinano le istituzioni educative “possono variare nel tempo, in funzione  dell’evoluzione delle condizioni economiche e sociali della società e delle risorse conferite, nonché per le peculiarità dei diversi livelli accademici“, conferendo alle autorità nazionali, quindi, un certo margine di apprezzamento. Pertanto alla Corte spetta valutare “se le limitazioni applicate, che devono essere prevedibili e perseguire uno scopo legittimo, non riducono il diritto in questione, fino al punto di privarne della sua efficacia“. Sicché, una limitazione non sarà compatibile con tale articolo se non vi è un ragionevole rapporto di proporzionalità tra i mezzi impiegati e lo scopo perseguito. E nel valutare il caso in questione la Corte ha ritenuto che la riforma, a causa della mancanza di prevedibilità per il richiedente – poiché mutava estemporaneamente le condizioni di accesso per gli studenti di scuole professionali – e per la mancanza di correttivi e clausole di transitorie, non era ragionevolmente proporzionata allo scopo perseguito: un rapido miglioramento del livello di istruzione.

La sentenza è reperibile qui: Sentenza Altinay v. Turchia del 9 Luglio 2013.

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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