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Libia: due vite al prezzo di una vignetta?

Rischiano la pena di morte i due militanti del Partito Nazionale Libico (terzo partito alle lezioni del 2012) Ali Tekbali e Sathi Sager. I reati contestati a questi due esponenti del partito sono quello di blasfemia verso l’Islam e il Profeta (articolo 207 del codice penale libico ), di aver fomentato le divisioni all’interno del paese (articolo 203), di aver pubblicato materiale blasfemo in un luogo pubblico (articolo 291) e per aver messo in pericolo la sicurezza nazionale (articolo 318) .

I reati risalgono al giugno 2012 e sono stati commessi per mezzo di vignette, in particolare una vignetta che si è espressa a favore del diritto di accesso all’istruzione per le donne. Il nuovo governo del post-Gheddafi non solo ha deciso di procedere col processo, ma anche di tenere in vigore la possibilità che sia comminata la condanna a morte.

Il caso è attualmente rimandato al 13 ottobre.

sqfewDopo la caduta del regime, nessuno si aspettava che la transizione fosse facile. L’intervento militare dell’ ONU fu esso stesso complicato per la difficoltà di distinguere gli oppositori del regime dalle fronde estremiste che si erano insidiate fra i rivoltosi sperando di poter imporre la sharia. Nessuno, però, si sarebbe mai aspettato che nella transizione verso la democrazia qualcosa andasse così clamorosamente storto.

La Libia tutela la libertà di espressione sia nel suo ordinamento sia tramite ratifiche di convenzioni internazionali (una su tutte il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici dell’ONU, articolo 19).

Per ciò non può che lasciare stupefatti un simile processo, per ora unico nel suo genere nella nuova stagione democratica di questa nazione, che rischia di essere il grimaldello con cui una buona parte dei diritti acquisiti tramite la ribellione al regime di Gheddafi siano scassinati.

Il rischio di un rafforzamento dei partiti estremisti a discapito dei partiti moderati o progressisti è alto. Una minaccia, in ultima istanza, alla democrazia stessa: sostituire un dittatore con un partito egemone non è una rivoluzione, bensì una continuità col precedente sistema. Uno dei cardini della democrazia è il fatto che i partiti si possano alternare e alle prossime elezioni si possa “cambiare colore”. Una partito che di fatto non può essere cambiato, non è indice di democrazia. Del resto nemmeno è indice di stato di diritto un processo simile, che è facile contenga molto poco di diritto preferendo indirizzarsi verso una minaccia puramente politica. In altre parole: scherza pure coi fanti, ma non toccare i santi (di un tale partito).

A tutto questo si aggiunge, sullo sfondo, l’altra faccia della pericolo: una minor tutela per i diritti della donna.

La Libia si trova oggi a dover ripartire, in tutti i sensi. Una nuova partenza non può escludere la quasi metà della popolazione. Mettere da parte il diritto delle donne ad accedere a una degna istruzione alla lunga si dimostrerà un pericoloso pendio: viene meno il ruolo che esse potrebbero dare alla ripresa economica, oltre a essere un segno di civiltà.

Lo Stato della Libia si trova in una posizione delicata. Potrebbe divenire un faro per i diritti civili nel nord Africa e nel Medio Oriente oppure lasciare che le spinte più estremiste prevalgano. Certamente tutto ciò non sarà indicato da un solo processo, ma esso potrebbe essere un “banco di prova” per il futuro della stessa nazione. Per ciò che vogliono diventare.

Conclusioni:

il viaggio verso la democrazia non è né facile né privo di pericoli. Il processo che si concluderà a fine di questo anno ci si augura non inauguri un nuovo periodo di persecuzioni, sopratutto per gli impegni che la Libia ha assunto verso la comunità internazionale e verso i suoi cittadini.

 

Link per approfondire:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/24/libia-pena-di-morte-per-vignetta/631727/

http://www.amnesty.org/en/for-media/press-releases/libya-must-drop-charges-against-politicians-over-women-s-rights-cartoon-201

 

About Riccardo Varisco

Laureando in informatica giuridica presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica, sede di Milano. Appassionato di scienze naturali e strategia militare.

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