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Le elezioni in Iran: sarà un nuovo scenario o il lupo ha cambiato solo il pelo?

IRAN – Il 3 agosto 2013 Hassan Rowhani  inizierà il mandato dopo la tornata elettorale del 14 giugno 2013 che l’ha visto vittorioso con 18.613.329 voti, pari al 50,71 percento dei votanti.Il mondo occidentale ha applaudito a questo cambio di rotta verificatosi grazie al mezzo più rappresentativo della democrazia: il voto popolare.

imagesIl popolo iraniano ha scelto di credere nelle promesse del suo nuovo leader: più attenzione ai diritti civili, miglioramento delle già difficile relazioni con l’occidente e riforme per far ripartire l’economia.

Ma la domanda da porci è: stiamo davvero assistendo a sorgere di una nuova alba in Iran?

Per certi versi, sicuramente : adesso sarà possibile aprire un tavolo per un dibattito civile e, inoltre, questo cambiamento ha mostrato chiaramente che le posizioni di Ahmadinejad erano, per lo più, espressioni personali di un presidente che sfruttava il sentito sentimento religioso per i suoi scopi. Questo era già evidente nel fatto che buona parte del mondo conservatore e religioso fosse se non ostile, quantomeno sospettoso nei suoi confronti; un esempio su tutti: la fatwa sulla produzione di armamenti nucleari, posta dalla guida suprema – e forse vero detentore del potere – Ali Khamenei.

Per altri No: in Iran è e rimane fonte primaria del potere l’apparato religioso.

Focus sulla situazione iraniana

Tutto questo implica che sul piano del dialogo con l’occidente la posizione assunta verso gli USA o Israele non cambierà 2355315786_7fd337db72radicalmente. Tanto più che il passato di Rowhani negli establishment conservatori è oggetto di controversia. Sicuramente a Gerusalemme avranno tirato un sospiro di sollievo, poiché è fuori dubbio che Rowhadi non voglia un conflitto nucleare, almeno non adesso e non in questo scenario geopolitico. Tuttavia l’attuale scenario, sopratutto alla luce di ciò che sta accadendo in Siria, crea non pochi problemi a tutti gli attori di quell’area: attualmente i gruppi sunniti che il governo sciita di Assad sta combattendo simboleggiano il principale problema dell’ Iran (che si trova con tre pericolosi vicini, Egitto, Turchia e Arabia Saudita, nella competizione per acquisire la regione), che, tra l’altro, ha confermato il suo supporto al governo siriano con l’invio di truppe.

La forte presenza della religione è presumibile che influenzerà negativamente anche la ripresa economica: per mantenere saldo il potere non potranno disporre misure fortemente progressiste. Dopo un periodo così lungo di ostilità, gli investimenti stranieri non arriveranno come una pioggia benefica e il governo è facile si trovi da solo ad affrontare la possibile tempesta sociale che si potrebbe scatenare col mancato conseguimento degli obiettivi economici; allo stesso modo è poco probabile che il governo scelga di spingere sul welfare e su una maggiore sindacalizzazione per stabilizzare la situazione. In altre parole, l’Iran non si appresta a diventare membro del WTO né a diventare culla di una forte cultura dei diritti del lavoratore.

Infine la spinosa questione dei diritti civili rimane. Non è pensabile che Rowhani indirizzi la nazione verso una serie di riforme che trasformino l’Iran nei Paesi Bassi del Medio Oriente. Possiamo ritenere che gli aspetti più duri della sharia subiranno una smorzatura (anche se non è inverosimile che tenderanno solo a nascondere i problemi all’opinione pubblica e internazionale) oppure che si avvii un processo di apertura alle convenzioni internazionali (sia quelle che l’Iran non ha ancora ratificato sia quelle che ha già approvato).

Conclusione:

La nuova avventura irachena sarà certamente qualcosa di interessante. Assisteremo a sviluppi forse inaspettati. Non bisogna però illudersi: il clero, l’apparato amministrativo, i militari e i politici che c’erano prima di Rowhani, ci saranno anche ora. Il cambiamento dell’Iran è, sotto molti profili, solo apparente, rispetto alla forze profonde di quella nazione. Il lupo non ha perso il pelo, è diventato una volpe. Più facile da cacciare, ma sempre pur sempre da temere.

Link per approfondire:

http://it.globalvoicesonline.org/2013/06/iran-quando-i-social-media-fanno-comodo-alla-campagna-elettorale/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/15/elezioni-in-iran-riformista-rohani-e-nuovo-presidente/627488/

About Riccardo Varisco

Laureando in informatica giuridica presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica, sede di Milano. Appassionato di scienze naturali e strategia militare.

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