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Pessime condizioni delle carceri: Romania condannata dalla Corte Europea

Trattamenti inumani e degradanti – Sentenza Costantin Tudor v. Romania, 18 Giugno 2013

La Romania, ancora una volta, è  coinvolta in un caso di condizioni di detenzione degradanti nelle proprie carceri. È un problema che sembra non trovare fine, quello delle carceri, non solo in Romania, ma anche in moltissimi altri paesi (per l’Italia, vedi Carceri, Strasburgo condanna l’Italia: “Violati diritti detenuti,trattamento inumano” ). La pena detentiva colloca immediatamente il condannato in una posizione di inferiorità verso tutto e tutti.  Le condizioni di vita in cui sono relegati sono misere, difficili e non dignitose. Ma scontare una pena detentiva non deve equivalere al declassamento sociale. Purtroppo, però, sembra che in molti paesi le condizioni inumane dei detenuti siano la regolarità e un ulteriore punizione per chi, come loro, si è macchiato di un crimine.

FOTO REPERTORIO DI CARCERI PER VOTO SU INDULTO

IL CASO – Constantin Aureliano Tudor è un cittadino rumeno che nel 2004 è stato condannato a 12 anni di reclusione per traffico di esseri umani (verdetto confermato anche in cassazione). Nel 2008 venne collocato nel carcere di Jilava, un penitenziario noto come “luogo di tortura e terrore fisico e mentale a causa delle condizioni di detenzione inumane e degradanti”, ove fu costretto a scontare la pena.

Il detenuto presto poté constatare sulla sua pelle la veridicità di quella che poteva sembrare una semplice diceria. Infatti nel mese di Ottobre del 2008 il ricorrente depositò una denuncia presso il Tribunale competente per l’esecuzione delle pene detentive, in relazione alle condizioni di detenzione subite presso il carcere di Jilava e per la mancanza di cure mediche adeguate. In particolare al sig. Tudor era stata diagnosticata un’ernia del disco vertebrale, e gli era stato consigliato l’intervento in tempi brevi, oltre che un disturbo di personalità.  Nello specifico il detenuto rumeno denunciò la presenza di parassiti nelle celle della prigione, la scarsa qualità del cibo e dell’acqua, le carenti strutture per l’igiene personale e, in generale, le condizioni di vita precarie e non dignitose in cui erano relegati i detenuti.
Inoltre il ricorrente, nel suo ricorso, sostenne che le sue censure erano già state sollevate dal detenuto Alexander Bragadireanu  nel ricorso (vincente) del 2007 presso la Corte EDU. ( Sentenza Bragadireanu vs Romania, 6 Dicembre 2007)
Ma, nonostante questo, il giudice respinse la sua denuncia, in quanto ritenne le sue censure infondate, e sostenne che il cibo della prigione era preparato in conformità alle linee guida fissate dal Ministero della Giustizia, la qualità dell’acqua potabile fu ritenuta conforme ai requisiti di legge, le strutture carcerarie idonee a garantire la sua igiene personale e, infine, considerò adeguate anche le cure mediche fornitegli.
Il cittadino rumeno, avendo intrapreso infruttuosamente le vie giudiziarie interne, decise di depositare un ricorso presso la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, lamentando la violazione dell’art 3 Cedu a causa delle condizioni inumane in cui fu costretto a scontare la sua pena.
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IL GOVERNO – afferma che il cittadino rumeno non si sia lamentato in termini concreti della sua detenzione. Inoltre, ha rilevato il mancato esaurimento delle vie di ricorso interne: il ricorrente avrebbe potuto, infatti, adire le autorità giudiziarie nazionali, prima di ricorrere alla CEDU.  Ed infine l’esecutivo sostiene che le condizioni di detenzione del carcere di Jilava sono da considerarsi adeguate .

LA CORTE – respingendo le obiezioni del Governo, dichiara che le condizioni di detenzione del sig. Tudor nel penitenziario di Jilava sono da considerarsi inumane e degradanti; pertanto accerta la violazione dell’ art 3 CEDU, condannando la Romania al risarcimento morale di € 3 mila nei confronti del ricorrente.

Troppo spesso si sente parlare di condizioni degradanti nelle carceri, e troppo spesso questo profondo problema ci scivola addosso. La condizione delle carceri è una questione rilevante in moltissimi stati, un problema da affrontare e risolvere. Ma, purtroppo, la condizione degli “ultimi della società”, dei soggetti più deboli e fragili, non riempie le agende politiche o i programmi di governo. Certo, i detenuti sono costretti al carcere perché condannati da un tribunale, ma  come ogni cittadino non possono subire indebite violazione dei loro diritti fondamentali e inviolabili.

La sentenza è reperibile qui: Caso Constantin Tudor vs. Romania del 18 giugno 2013.

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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