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Polonia: la superficialità di un medico causa un ingiusto ricovero in un ospedale psichiatrico

Diritto alla libertà e alla sicurezza – Sentenza Baran vs. Polonia, 28 maggio 2013

Quante volte un piccolo errore è la causa di problemi macroscopici? Il lavoro dei medici, da questo punto di vista,  è il più delicato in assoluto; infatti hanno nelle loro mani il futuro delle persone, sono responsabili di eventuali problemi che potrebbero conseguire da un loro intervento. Proprio per questo è necessario che essi prestino la massima attenzione in ciò che fanno. È impensabile svolgere il proprio mestiere con superficialità, a maggior ragione se esso incide sulla vita di un altro individuo.

IL CASO – Jadwiga Baran è una cittadina polacca. Nel 2002 assistette al processo che vedeva come imputato il compagno di sua sorella, accusato di maltrattamenti, presso il Tribunale di Pruszków.
Al termine dell’udienza la sig.ra Baran, probabilmente insoddisfatta della decisione del giudice, che presiedette quel caso, ebbe un comportamento offensivo e aggressivo nei confronti di quest’ultimo. PolandFlagIn seguito a questa condotta la ricorrente fu accusata di aver violato la dignità della Corte e venne immediatamente arrestata.
Durante le ore passate alla Stazione di Polizia, la cittadina polacca continuò ad assumere atteggiamenti aggressivi, ad essere molto agitata, e per questo alcuni agenti la portarono nella clinica psichiatrica di Puszków, per essere sottoposta ad un esame psichiatrico.
Il medico, entrato in possesso della cartella clinica della donna e dopo aver appreso da una diagnosi risalente al 1996 che la paziente era affetta da una sindrome paranoica, decise di sottoporla ad un ricovero coatto.
Pertanto la ricorrente fu ricoverata per 11 giorni, durante i quali chiese più volte che venisse effettuato un controllo per verificare la legittimità del ricovero e se fosse stato autorizzato in conformità alla legge.
La perizia medica dimostrò però che il ricovero era giustificato dal comportamento aggressivo della ricorrente, risultando pericolosa per chi gli stava intorno. Seguì un ulteriore controllo, a distanza di due anni, che portò alle medesime conclusioni.

Ma la cittadina polacca propose un ricorso a queste analisi ritenute non veritiere. E il 7 Aprile 2005, il Tribunale regionale di Varsavia dichiarò che il ricovero era stato irregolare: il comportamento tenuto dalla donna non era stato ritenuto sufficiente per autorizzare un collocamento coatto in un ospedale psichiatrico. Inoltre, venne riscontrato che la perizia medica era falsa poiché la paziente non soffriva di una sindrome paranoica, bensì di un semplice disturbo della personalità.

Subito dopo questa sentenza, la ricorrente adì le vie giudiziarie interne per ottenere un risarcimento per i danni subiti, ma la sua istanza venne respinta nel 2007 dal Tribunale di Varsavia; decisione successivamente confermata nel 2008 anche dalla Corte d’appello di Varsavia.
Non trovando risposte per vie interne la sua domanda di giustizia giunse fino alla Corte Europea dei Diritti Umani, ove con un ricorso la sig.ra Baran denunciò la violazione dell’art 5 della Cedu, in quanto era stata privata della sua libertà ingiustamente. Chiese, inoltre, un risarcimento morale di circa 40 mila euro, per il torto subito.

LA CORTE – dopo aver analizzato il caso, ritenne che il ricovero della cittadina polacca non fosse stato in conformità alla legge interna dello Stato, che prevede una procedura particolare per l’autorizzazione dei ricoveri coatti (legge sulla protezione della sanità mentale – art.23). Pertanto accertò una violazione dell’art 5 Cedu paragrado 1 e 5, che prevede che nessuno possa essere privato della libertà, salvo nel caso di detenzione regolare di una persona suscettibile di propagare una malattia contagiosa, di persone instabili mentalmente, di un alcolizzato o di un tossicomane. Il caso della ricorrente non trovava giustificazione in nessuna di queste eccezioni, e quindi la Corte condanna lo Stato polacco al pagamento di un risarcimento morale di 6 mila euro.

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In questa vicende è chiaro che la signora Baran non è stata ascoltata né capita: è stata solo vittima di un pregiudizio, che l’ ha resa totalmente insignificante agli occhi degli agenti e dei medici. Dinanzi alle parole “problemi psichici”, si associano istintivamente – e perciò erroneamente – altre parole come “infermo, malato, squilibrato, incapace d’intendere …”.
Se qualcuno si fosse soffermato maggiormente sul motivo del suo comportamento, probabilmente avrebbe capito il rancore che lei provava nei confronti dell’ex- compagno della sorella.
Il suo comportamento era dettato dal senso di protezione nei confronti della sorella, dal senso di impotenza verso il male che quell’ uomo le aveva provocato. Forse il suo atteggiamento non è giustificato, ma come può un medico ricoverare un paziente con così tanta superficialità? Sarebbe bastata un’analisi accurata della paziente, contestualizzando e analizzando la causa di quei comportamenti, che non può solo giustificarsi per i problemi psichici di cui è affetta, decidendo con leggerezza per il ricovero coatto. La colpa non è da attribuire solamente alla donna! Spesso la superficialità con cui svolgiamo quotidianamente il nostro lavoro provoca gravi  problemi sia a noi che a chi ci sta intorno.

La sentenza è reperibile qui: Baran vs. Polonia del 28 maggio 2013.

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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