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La Corte Europea rifiuta di riesaminare il celebre caso Eweida e altri vs Regno Unito

Strasburgo, 28 Maggio 2013 – La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ritenuto inammissibile il ricorso in Grande Camera, presentato dai ricorrenti della Sentenza Eweida e altri vs. Regno Unito del 15 Gennaio 2013.
Una sentenza importante e delicata che ha fatto molto discutere, non solo nella comunità cattolica inglese, ma anche da noi, in Italia ( vedi Licenziata solo perché cristiana: sentenza storica della Corte europea per i diritti umani dal sito Tempi.it).

eweida

Nadia Eweida

La spinosa questione, su cui la Corte si è pronunciata, è stata il limite all’esercizio della libertà religiosa e la conseguente manifestazione esterna del proprio culto religioso in un contesto lavorativo.
I ricorrenti di questa sentenza sono quattro cittadini inglese, cristiani praticanti, licenziati dai propri datori di lavoro per cause riguardanti la propria religione.
Infatti essi lamentarono – Ms Eweida, hostess della British Airways, e Ms Chaplin, infermiera – di aver subito dal proprio datore di lavoro delle limitazioni alla loro libertà di indossare visibilmente cimeli religiosi e – Ms Ladele, addetta comunale del registro dei matrimoni, e Mr McFarlane, terapeuta alla Relate Avon – di essere stati discriminati per  motivi religioni, essendosi rifiutati di eseguire le proprie mansioni nei confronti di coppie omosessuali.

La Corte di Strasburgo, dopo aver analizzato queste quattro fattispecie che presentavano la medesima censura, ha accertato la violazione dell’articolo 9 Cedu (Libertà di pensiero, di coscienza e di religione) solo nel caso della sig. Eweida, poiché nel bilanciare tra l’interesse della compagnia a proteggere una propria immagine religiosamente neutrale e il bisogno della donna di indossare la croce, è prevalso quest’ultimo.
Ma sul verdetto, in cui la Corte ha inoltre ritenuto negli altri tre casi all’unanimità non fondata la suddetta censura, ha pesato molto la scarna e confusa normativa inglese e il timore di pronunciarsi chiaramente, enunciando quei principi cardine (tanto attesi), che potessero essere a loro volta utilizzati dai giudici nazionali, su una questione tanto controversa e particolarmente delicata.

In particolare quest’ultimo rigetto, che ha chiuso le porte ad un riesame della questione da parte del massimo organo della C.EDU, cioè la Grande Camera, – a mio modesto parere – conferma il suddetto timore della Corte e sembra più il tentativo di non voler scendere nel cuore della controversia, evitando di demarcare le linee di confine entro le quali ci si possa muovere e possa ritenersi legittimo limitare la libertà religiosa. Se poi teniamo conto anche delle deboli e insoddisfacenti motivazioni dedotte, come anche della trattazione veloce e sommaria dell’obiezione di coscienza o della facoltà da parte dei terapisti di scegliere i propri pazienti, ci si rende conto che sono state lasciate aperte molte questioni intorno alla libertà di poter manifestare il proprio credo ed, in concreto, quanto questo possa lecitamente influire sul proprio lavoro.

Fonti:

– CEDU: La manifestazione del proprio credo religioso nell’ambito lavorativo trova il limite della protezione dei diritti altrui, tra cui quello a non essere discriminati per motivi di orientamento sessuale: articolo dal sito asgi.it

Eweida and others v. The United Kingdom, ovvero quando fede e lavoro non vanno d’accordo e il “margine di apprezzamento” non aiuta a chiarire le cose: articolo di Elena Sorda dal sito diritticomparati.it

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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