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Appello Urgente di Amnesty: il caso del giornalista libico in sciopero della fame da 3 mesi

Nella Libia post Gheddafi gli scenari malevoli non sembrano essere del tutto scomparsi. Qui riportiamo il caso di al-Khattabi, giornalista che vede violarsi il suo diritto ad un equo processo e protesta con lo sciopero della fame in quanto le autorità libiche non stanno rispettando i patti internazionali, in particolare quello sui diritti civili e politici.

L’avvocato Ramadan Salem, scelto dal giornalista libico Amara Abdalla al-Khattabi (detenuto, ingiustamente, dal 19 dicembre 2012) per farsi rappresentare in giudizio, non è stato autorizzato a rappresentare il suo cliente, in violazione del “diritto a un processo equo” secondo quanto previsto dall’ art. 14 c.3 lett.b del Patto Internazionale dei Diritti Civili e Politici che la Libia ha ratificato il 15 maggio 1970, entrato il 23 marzo 1976).

Il giornalista, per protestare contro questo suo diritto inviolabile, è in sciopero della fame dal 28 febbraio 2013; inoltre anche la moglie dal 7 aprile scorso per manifestare il dissenso per la detenzione continuata del marito e violazione ad avere un processo equo ha attuato la stessa forma di protesta.

Il 1° aprile la Corte Penale di Tripoli ha decretato di sollevare Ramadan Salem dal suo incarico, e ha assegnato ad Amara Abdalla al-Khattabi un avvocato dello Stato.

All’avvocato, nominato dal giudice, è stato dato accesso al fascicolo ma in seguito gli fu impedito di discutere la causa per motivi addebitati alla famiglia del giornalista.

Successivamente il proces5483287483_9e0f2a5b75so è stato rinviato al 15 aprile. Il difensore dell’imputato ha presentato una richiesta per la rimozione di uno dei tre giudici che presiedono il collegio giudicante. Amara Abdalla al-Khattabi, l’editor-in-chief del quotidiano “al-Umma”, è stato arrestato nel mese successivo in cui la sua testata giornalistica ha pubblicato un elenco di 84 magistrati probabilmente implicati in casi di corruzione: proprio uno di questi riportati nella lista è uno di quelli che lo dovrà giudicare. Quindi il presunto conflitto di interessi avvalorato dal legale potrebbe pregiudicare l’esito di un giusto processo.

La legge contenente il reato che gli viene contestato veniva spesso fatta valere ai tempi di Al-Gheddafi per inibire la libertà di espressione. L’imputato infatti è stato incarcerato con l’accusa di “offendere” la magistratura, ai sensi dell’ articolo 195 c.p. in materia di “l’insulto di autorità costituzionali o popolare“, e ora rischia fino a 15 anni di carcere.

Qui ne riportiamo il testo tradotto ufficialmente dall’arabo all’inglese:

Insulting the Constitutional or People’s Powers
Without prejudice to any harsher punishment prescribed by another code, any person who may launch what may be regarded as an attack against the Great Fateh Revolution or its leader shall be punishable by imprisonment.
The same applies to any person who insults the people’s power or one of the judicial, defensive or security organizations as well as the related disciplinary organizations, or publicly insults the Libyan people or the state’s emblem or flag.

 Il giornalista è detenuto soltanto per aver esercitato pacificamente la libertà di stampa ed è considerato un prigioniero di coscienza.

Tutto questo in barba alla Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti ratificata dalla Libia il 16 maggio 1989 ed entrata in vigore il 15 giugno sempre dello stesso anno.

Il giornalista – che ha ben 67 anni – dopo 35 giorni dall’inizio dello sciopero stesso è stato trasportato in una struttura sanitaria, ma  si teme che quando la salute di  Amara Abdalla al-Khattabi migliorerà sarà di nuovo imprigionato.

Per di più, ad oggi, il tribunale continua a negare la liberazione sotto cauzione.

Conclusioni:

Per concludere, ci domandiamo se non sia necessario sollecitare le autorità libiche a far cadere le accuse contro Amara Abdalla al-Khatabi e a rilasciarlo immediatamente e senza condizioni; in più, in attesa della sua liberazione, invitare le stesse autorità a concedere all’imputato un avvocato di sua scelta.

Link di approfondimento:

http://www.amnesty.ie/node/3069

http://www.refworld.org/cgi-bin/texis/vtx/rwmain?page=country&category=&publisher=&type=&coi=LBY&rid=&docid=513074c92&skip=0

 

About Valeria Sirigu

Mi sono iscritta in giurisprudenza perché il diritto per me è uno stile di vita

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