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Regno Unito: Escluso il diritto di voto a chi risiede all’estero più di 15 anni

Regno Unito – Con la Sentenza Shindler v. United Kingdom del 7 Maggio 2013 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è pronunciata in merito alla possibilità, per i singoli stati, di limitare uno dei diritti più importanti riconosciuti al cittadino: il diritto di voto.

La questione è emersa quando la Quarta Sezione della Corte di Strasburgo ha dovuto affrontare il ricorso presentato da un cittadino inglese, residente da oltre 15 anni in Italia. Nei confronti delle persone che lasciano il paese per un tempo così lungo, la legislazione inglese prevede infatti l’esclusione del diritto di voto, basandosi sulla questione di principio che un tempo così lungo comporta per il cittadinoelettore un rilevante distacco dal suo paese d’origine.  La ratio di questa norma è quindi quella di mantenere saldo il legame tra i cittadini e il proprio paese, consentendo il voto solo a chi è in grado di mantenere i rapporti con la propria nazione e di conseguenza è interessato a scegliere chi dovrà rappresentarlo e governare in Parlamento. 

Questa norma appare subito in contrasto con i principi di libertà generalmente riconosciuti e, nello specifico, con l’obbligo (tutelato dall’ Art. 3 Protocollo 1 della Convenzione Europea) per gli stati di assicurare la libera espressione al popolo sulla scelta del corpo legislativo.

Mentre in altre situazioni simili, aventi ad oggetto la tutela e l’esercizio di altri diritti come ad esempio la libertà di circolazione, o le libertà personali, è possibile limitare l’esercizio di questi diritti ma soltanto nei casi di necessità e urgenza, comunque previsti dalla legge, per il voto la situazione è differente. Il diritto di voto è un diritto che la stessa Corte, nelle motivazioni della sentenza, ha definito come un diritto su cui i singoli stati hanno un forte potere discrezionale, ma soprattutto, non è un diritto a carattere assoluto ed è quindi possibile usare delle limitazioni in modo tale da essere proporzionate con gli interessi contrapposti perseguiti, come può essere ad esempio quello della volontà di far valere un continuo legame con il proprio paese d’origine. Altra caratteristica da non dimenticare è data dalla varietà di legislazioni elettorali presenti nei vari ordinamenti degli stati aderenti alla Convezione Europea dei Diritti Umani. È proprio questo che giustifica l’ampia sfera di discrezionalità riconosciuta ai singoli ordinamenti nazionali. Con queste basi, la Quarta Sezione della Corte ha respinto quindi la richiesta di presunta violazione della Convenzione, presentata dal sig. Shindler nei confronti del Regno Unito.

Sostanzialmente la Corte ci dice che prevedere delle limitazioni in materia elettorale nei confronti di cittadini residenti da molti anni in altri stati non lede nessun diritto tutelato dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Personalmente credo che una persona possa lasciare il proprio paese per una miriade di motivi, forse anche perché è proprio all’interno dello stesso stato in cui sei nato che non hai trovato le strutture, gli stimoli o gli incentivi per poterti esprimere al meglio ed affermarti. Dire anche (come fa la legislazione del Regno Unito nel caso trattato) che dall’estero, si perde il rapporto con “la casa madre” è sbagliato. Viviamo in una società multiculturale, globale, e dove non si guarda più soltanto al proprio paese; lo impone il mercato, la concorrenza, la vita. Molti stati poi, tra cui l’Italia, hanno specifiche norme che regolano il diritto di voto degli italiani all’estero. Non vedo quindi quale logica possa avere una norma simile nei confronti dei cittadini del Regno Unito. Forse è soltanto nazionalismo. Credo che ciò che ha deciso la Corte, dando una motivazione sul fatto, basandosi anche sul concetto che “ogni stato ha una sua legislazione autonoma, differente dagli altri”, non giova poi tanto ai destinatari finali delle norme nazionali, ovvero i cittadini inglesi. Sarebbe come giustificare una “discriminazione mascherata”.

Fonte:  Sentenza Shindler v. United Kingdom

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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