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Pyongyang non molla e l’Onu reagisce: nuova inchiesta aperta per crimini contro l’umanità

Dalla guerra delle Coree alla dichiarazione timida di guerra all’ America:  la parte Nord della Corea si è spinto oltre a quanto legalmente previsto nei trattati internazionali e dell’umano concepibile. Ora una nuova risoluzione apre la porta all’ennesima investigazione, come reagirà il Regime?

 

4416930258_eb0dde768dUna nuova inchiesta nei confronti della Corea del Nord. Già da tempo target delle Nazioni Unite e in particolare negli ultimi giorni dai media di tutto il mondo, questa nazione sarà nuovamente oggetto di ricerca di eventuali crimini al suo interno: questo è quanto è stato stabilito nella giornata di martedì 07/05/2013 dall’ Alto Consiglio dei Diritti Umani, organo di diretta pendenza delle Nazioni Unite, e dal suo Presidente, l’ambasciatore polacco Remigiusz A. Henczel. La Camera di Consiglio durante la delibera ha anche eletto i singoli commissari Michael Donald Kirby e Sonja Biserko ad Osservatori Speciali della situazione umanitaria nella Repubblica Democratica della Corea del Nord, seguiti da un team di tre esperti operatori del settore.

Già con una Risoluzione risalente al 22 marzo scorso si era sottolineata la particolare crisi sistematica, dilagante e gravemente proibitiva dei diritti più basici nella Repubblica e di quanto queste condotte siano sfociate in comportamenti considerati illeciti e qualificabili come “crimini contro l’umanità”.

In accordo con quanto si legge nella risoluzione, questi crimini sarebbero stati commessi attraverso la violazione del diritto al cibo associato ai campi di prigionia, tortura e trattamenti inumani, detenzioni arbitrarie del regime, discriminazione, libertà di espressione, diritto alla vita, libertà di circolazione e sparizioni. Da includere infine la non cooperazione con gli altri Stati membri dell’ ONU.

Abbiamo già trattato in articoli precedenti di questa situazione e ad oggi le cose non sembrano migliorare.

L’atto risolutivo ha dato inoltre un potere giuridico di investigazione per un anno dalla data di emanazione dello stesso e si ricongiunge a quanto era già stato emesso nei confronti dell’ Alto Commissario Darusman nel 2004. Questa data che risale al primo mandato è certamente significativa e testimonia l’inerzia di un paese che pensa di vincere sempre.

I 47 membri del Consiglio hanno poi sollecitato il Governo di Pyongyang di assicurare un pieno e rapido accesso all’assistenza umanitaria e di cooperare pienamente con i Commissari Speciali.

 

Focus

Legittimamente le persone si chiedono oggi quanto sia rimasto di vero e di pericoloso circa il governo coreano e il suo timido grido. Grido perché ha4189891692_85b2e5beed suscitato molto scalpore e ha scosso e smosso le Nazioni ad operare ad una soluzione sbrigativa, senza dimenticare i fiumi di inchiostro sui giornali di tutto il mondo;  timido perché – fortunatamente sia chiaro – è sfociato in un nulla di fatto. Un grido atono possiamo anche definirlo.

Ma se da un certo punto di vista l’attacco è sterile, d’altra parte non si può non fare riferimento a quanto accade all’interno del paese: infatti sono proprio questi i comportamenti che rilevano ai fini legali e processuali internazionali. L’accusa che si rivolge a Pyongyang è pesante e il paese dovrà certamente risponderne, ma a differenza di altri stati o soggetti individuali che hanno compiuto questi crimini di interesse internazionale-umanitario, non è affatto semplice provarli e arrivare ad una condanna dura e cruda. Difatti, come già abbiamo in precedenza osservato, la Corea ha adottato un assetto a guscio che impedisce ad ogni osservatore esterno di poter svolgere i propri poteri di vigilanza che gli derivano da un mandato internazionale dell’Onu o di un suo organo.

In questo totale isolamento, si inseriscono facilmente nuove e trasversali violazioni dei diritti umani. È notizia infatti del 08 maggio 2013 che la Corte Suprema di Pyongyang ha condannato un cittadino statunitense a ben 15 anni di lavori forzati per aver commesso crimini contro il paese. L’agenzia coreana KCNA, portatrice di questa notizia, non ha specificato quali siano le pesanti accuse contro di lui, ma si sa solo che è un tour-operator ed uno dei turisti che accompagnava è stato trovato in possesso di alcuni dati sensibili.

L’agenzia ha infine solo sottolineato che lo statunitense aveva “commesso il delitto di aver avuto un atteggiamento animoso contro la Repubblica popolare democratica della Corea e di aver tentato di rovesciare il regime”. Ancora, secondo la Kcna “le accuse sono state tutte confermate da prove“.

Washington ha chiesto la liberazione immediata.

 

Conclusioni

Considerando la situazione attuale, reputo sbagliato la perdita di fiducia in una svolta quasi epocale di un paese che vive tutt’ora sotto un regime dittatoriale di chiaro stampo politico. Difatti con l’apertura ai funzionari Onu ed osservatori esterni si intreccerebbe un legame solido e serio che potrebbe concludersi positivamente nel rispetto nei trattati e degli obblighi internazionali.

L’azione che però oggi preme ad essere compiuta in senso proprio credo sia in un altro paese: la Siria.

 

About Amedeo Marchelli

Law Student. Love foreign languages. Searching the cure of mankind.

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